PER ME VIVERE E’ CRISTO
“L’Eucaristia, sorgente di amore per la vita della Chiesa, è scuola di carità e di solidarietà. Chi si nutre del Pane di Cristo non può restare indifferente dinanzi a quanti non hanno pane quotidiano”. (Papa Francesco)
Tutto il Giovedì Santo, tutta questa lunga giornata di primavera, non basterebbe ad esaurire una meditazione ardente di gioia. Ma la Mensa è finita e bisogna entrare nelle tenebre del Giardino; impossibile sostare ancora un solo minuto. Piacque al Signore di istituire l’Eucaristia la notte stessa del tradimento e il mistero si compie mentre il Suo Corpo sta per essere spezzato come il pane, e il Suo Sangue versato come il vino. Era necessario che la piccola Ostia si levasse sul mondo proprio in quel momento: oscurata dall’ombra del traditore, che ha già tradito e dalla turba di Caifa che complotta. Il Maestro aveva abbassato gli occhi e tutti guardavano quel Volto familiare e sconosciuto, che non era mai il medesimo, incessantemente plasmato e riplasmato da sentimenti ignoti, inumani. Egli teneva un pezzo di pane tra le dita, lo ruppe con le sante e venerabili mani e lo distribuì dicendo: “Prendete, questo è il mio Corpo”. Poi prese il Calice e rese grazie, lo diede loro e tutti ne bevvero e disse loro: “Questo è il mio Sangue, il sangue del nuovo patto, che sarà sparso per molti. Io vi dico, in verità, che io non berrò più del frutto della vigna, fino a quel giorno che lo berrò di nuovo nel Regno di Dio. Figliuoli io non sono con voi che per poco tempo. Voi mi cercherete, ma come ho detto ai Giudei che là dove io vado, loro non possono venire, così lo dico a voi adesso. Io vi do un nuovo comandamento che voi vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Da questo tutti sapranno che voi siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri”.
L’Eucaristia non distolga la nostra attenzione dall’altro Sacramento istituito il Giovedì Santo: il Sacramento dell’Ordine. “Fate questo ogni volta che voi berrete a questo calice, in memoria di Me”.
Questi dodici uomini sono i primi dodici sacerdoti e quindi ORDINATI, “primi” di una innumerevole famiglia. La santità è entrata con Cristo nel mondo e la Sua Chiesa è Santa; che cosa possono importare le miserie degli individui, le cadute, i tradimenti? La grande gloria della Chiesa è d’essere Santa, nonostante i membri peccatori. Incessantemente, fino alla fine del mondo, le mani di alcuni uomini ELETTI innalzeranno l’Agnello di Dio che cancella i peccati del mondo. La grazia del Giovedì Santo si trasmetterà fino alla fine dei secoli, sino all’ultimo prete che dirà l’ultima messa. Il Giovedì Santo ha creato questo tipo di uomini ed ha impresso loro un marchio e un contrassegno speciali. Senza Sacerdoti non c’è Eucaristia.
“Tolto il sacerdote, noi non avremmo più la presenza reale di Gesù nel tabernacolo. Chi lo ha riposto nel tabernacolo? Il sacerdote! Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita con il Battesimo? Il sacerdote. Chi la nutre con l’Eucaristia per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio verso il Cielo? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l’ultima volta nel sangue di Gesù
Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest’anima viene a morire per il peccato, chi la risusciterà, chi le darà il perdono di Dio? Ancora il sacerdote. Dopo Dio, il sacerdote è tutto! Lui stesso si capirà bene soltanto in Cielo”. (Santo Curato d’Ars)
DAL VANGELO SECONDO LUCA (10, 38-42)
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.
OSPITALITA’ E CASA
“Una donna, di nome Marta, lo ospitò” nella sua casa. Il desiderio grande di chi incontra Gesù è che possa entrare nella propria casa, nella propria storia, nella propria vita. Per ciascuno di noi la “casa” evoca ricordi ed evidenzia desideri e sentimenti a volte contrastanti, a volte confusi, a volte da voler rimuovere o da voler recuperare, ma come per Marta è sicuramente il riferimento della propria quotidianità, dell’ordinario, e delle relazioni fondanti. In quella casa non è sola, ci sono Maria, sua sorella e Lazzaro, suo fratello. Ma ci sono anche tutti coloro che quella casa la frequentano, amici, parenti, soci di lavoro, compagni di viaggio; c’è una vita trascorsa, ma anche una storia che si va scrivendo. Gesù ancora una volta da ospite si trasforma in ospitante e nel desiderio di entrare nella nostra vita, diventa artigiano del futuro insieme a noi. Per questo desideriamo, questa sera, aprire la nostra vita all’accoglienza del Signore che si ferma nella nostra Casa, che con il dono dell’Eucaristia si fa ospite per entrare in noi, ma si trasforma in ospitante perché noi possiamo rimanere in Lui e attraverso di
Lui, nell’Amore del Padre. Rendiamoci docili alla sua presenza chiedendo l’intercessione della Vergine Maria, colei che si è fatta dimora terrena per il Verbo di Dio.
DAGLI SCRITTI DEL VENERABILE DON TONINO BELLO
Il Signore vi dia il gusto delle cose essenziali. Vi renda ministri della felicità della gente. Praticate lo stile della semplicità, ma astenetevi dal semplificare i problemi. Fate luce alla terra, ma senza pretendere di fare scintille. Riunite la gente intorno alla Parola di Dio, senza la smania di compattarla necessariamente attorno alle parole effimere dell’uomo. Amate e servite la Chiesa non per inseguire la sua gloria, ma perché essa sia serva fedele del Regno. Alimentate la comunione nelle vostre comunità, ma collocandovi all’interno di esse con lo spirito del “ fratres minores”. Curate i collegamenti con le altre aggregazioni ecclesiali e fate in modo di acconsentire la complementarietà di tutti senza mortificazioni per nessuno. Rendetevi presenti ogni volta che manca la convergenza dei progetti, ma toglietevi di mezzo quando le cose
cominciano a camminare. Portate la tuta da lavoro in Chiesa, ma nei cantieri di lavoro portate la veste battesimale.
PREGHIERE DEI FEDELI
Preghiamo insieme e diciamo:
Ecco Signore, manda me perché tu mi ami e io ti amo
O Signore, eterno Sacerdote, benedici e santifica i tuoi sacerdoti, perché possano guidare il popolo che Tu gli hai affidato, uomini e donne bisognose del Tuo amore, della Tua misericordia e della Tua Grazia. Preghiamo Signore Gesù, hai scelto i tuoi sacerdoti tra noi e li hai mandati a proclamare la Tua Parola, e ad agire nel Tuo Nome. Ti chiediamo di riempirli col fuoco del Tuo Amore così che il loro ministero riveli la Tua Presenza nella Chiesa. Preghiamo
PREGHIERA DI ADORAZIONE EUCARISTICA
“Signore Gesù!
Ci presentiamo davanti a te, sapendo che ci chiami e ci ami così come siamo.
La tua presenza nella Eucaristia è cominciata con il Sacrificio dell’Ultima Cena e
continua come Comunione e donazione di tutto ciò che sei.
Aumenta la nostra fede!
Per mezzo di te e nello Spirito Santo che ci comunichi,
vogliamo arrivare fino al Padre per dirgli il nostro “si” unito al tuo.
La nostra vita non ha senso senza di Te.
Vogliamo apprendere a “stare con chi sappiamo che ci ama”.
Credendo, sperando e amando, ti adoriamo con atteggiamento semplice di presenza,
silenzio e attesa, che vuole essere anche riparazione, in risposta alle tue Parole:
“Restate qui e vegliate con me”. (San Giovanni Paolo II)
