SIAMO VENUTI AD ADORARLO
“Attirerò tutti a me”: è la promessa e l’attualità di un Dio presente che si dona, che fa di sé stesso un pane benedetto, spezzato e donato. E’ il Dio annunciato da Gesù Cristo che, passo dopo passo, acquista visibilità e concretezza nell’e- sperienza dei discepoli, in coloro che credono e seguono il Maestro di Nazareth; nelle donne che scrutano e accompa- gnano gli eventi da lontano, in chi, come Maria Maddalena o Zaccheo, accoglie l’incontro e se ne fa comunicatore, nell’esperienza stessa del Figlio Gesù, che per noi si è fatto dono di salvezza. E’ Dio Padre, immenso nella Misericor- dia, infinito nell’amore che vogliamo raggiungere, sentire, vibrare ed ascoltare. Quando le parole si fanno preghiera, accade lo straordinario: Dio si fa voce e presenza che rag- giunge il nostro cuore fin nelle sue più impenetrabili profondità e noi, in una fiduciosa risposta d’amore, raggiungiamo Lui diventandone dimora. Nell’Eucaristia Gesù, vero maestro dal cuore buono e grande di un pastore, ci attira a sé per aprirci il grande mistero dell’amore di Dio, diventando, in Lui carne. E’ Gesù, Parola ed Eucaristia, la verità del Padre fatta carne, la via da percorrere, la vita da accogliere e vivere. E’ Lui che desidera accompagnarci all’incontro feriale e costante con il Padre, per scoprirci figli quotidianamente amati e, nell’amore salvati.
A QUESTO PUNTO, MEDITIAMO IN SILENZIO CIO’ CHE ABBIAMO ASCOLTATO E RINGRAZIAMO GESU’ CON QUESTA PREGHIERA:
Ti ringraziamo Gesù, per ogni nuovo giorno e per ogni notte che ci chiedi di vivere; per ogni sì che ci chiedi di pronunciare. Ci sentiamo avvolti e sospinti dal Tuo Amore. E’ la Tua Parola che desideriamo ricevere, ma Tu, o Maestro, svuotaci di noi stessi, per renderci liberi di scoprire e accogliere in pienezza, ogni dono che da sempre hai preparato per noi.
ECCOMI, MANDA ME! (Is. 6,1-8)
In Isaia 6,1 e ss. Leggiamo la vocazione di questo profeta e partendo da tale testo vogliamo meditare sulla nostra vo- cazione, vogliamo riflettere sulla chiamata: quale chia- mata ho, come cristiano?
“Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempi- vano il tempio. Attorno a lui stavano i serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si co- priva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’al- tro: – Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria. – Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tem- pio si riempiva di fumo. E dissi: – Ohimé! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei oc- chi hanno visto il re, il Signore degli eserciti –
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’al- tare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: – Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato. –
Poi io udìì la voce del Signore che diceva: –Chi manderò e chi andrà per noi? – E io risposi: Eccomi, manda me!”.
Dopo aver ascoltato il brano del profeta Isaia, meditiamolo in silenzio, con l’aiuto del commento seguente:
Questo testo di Isaia esprime la chiamata di qualunque battezzato. Isaia è dentro il tempio, è lì che contempla la gloria di Dio, è lì che ha la visione del Signore e nel contemplare il Signore sente con le proprie orecchie il canto degli angeli, dei serafini, i quali attorno al trono dell’Altissimo non facevano che osannare il Santo dei Santi. Ecco questo accade quando fai un passo per andare incontro al Signo- re. Egli si rivela a te, hai la sua rivelazione, nel tuo intimo, per grazia puoi percepire quasi la sua presenza. Ma la visione di Dio porta Isaia a vedersi in uno specchio spirituale e riconosce le sue impurità. Di fronte al candore di Dio, al- la sua luce non si può che non renderci conto di essere impuri, come Isaia: “un uomo dalle labbra impure io sono”. Ma ecco che quando lo Spirito Santo ci illumina e ci fa vedere il nostro peccato, viene in aiuto alle nostre debolezze e ci purifica, ci fortifica. Infatti appena Isaia sente tutto il dolore per i suoi peccati, uno dei serafini vola verso di lui e gli purifica le labbra con un carbone ardente, segno della purificazione, e scompare la sua iniquità. Ma quel tocco ha anche il significato che le labbra sono state toccate dallo Spirito Santo. E allora il percorso da seguire è questo: en- trare alla presenza di Dio, incontrarlo, lodarlo e benedirlo, lasciarsi purificare e quindi inondare dallo Spirito Santo per poi essere pronti per la missione e rispondere: Eccomi, manda me!
QUESTA DEVE ESSERE LA RISPOSTA DEL BATTEZZATO, DEL CRISTIANO, DI COLUI CHE DAVVERO HA INCONTRATO IL RISORTO.
Se non si è pronti a dire: “Eccomi, Signore manda me!” allora interroghiamoci a che punto siamo del nostro cammino, forse è il caso di supplicare Dio di rivelarsi a noi, di darci orecchi attenti per ascoltare la sua voce ed occhi limpidi per riconoscerlo. Avere un cuore puro per seguirlo e volontà forte per dire ECCOMI.
DAL VANGELO SECONDO MARCO (16, 14-20)
Gesù apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, per- ché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risu- scitato. Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predi- cate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battez- zato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e , se berran- no qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla de- stra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertut- to, mentre il Signore operava insieme con loro e conferma- va la parola con i prodigi che l’accompagnavano.
COMMENTO AL VANGELO
Finalmente, scrive l’evangelista, Gesù appare anche agli Undici. L’amore del Signore per gli Undici è grande e nello stesso tempo ambizioso: sta per affidare tutto nelle loro mani. Per questo non tarda a correggere la loro durezza; rimprovera la loro incredulità, prima a Maria di Magdala e poi ai due discepoli di Emmaus. Questa pagina evangelica ci fa ricordare che gli Undici, ossia l’intera Chiesa, sono anzitutto discepoli: debbono cioè continuare ad ascoltare e a ricordare le parole del Signore. E debbono porre la loro fiducia non in loro stessi o nei loro piani o nei loro progetti ma solo nel Signore risorto. E il loro orizzonte deve essere il mondo intero. Sono inviati a comunicare il Vangelo della risurrezione a tutti i popoli della terra. Ma non saranno soli, il Signore darà loro il potere di cambiare il cuore e la vita degli uomini, di curare le malattie e di confortare chiunque ha bisogno. L’evangelista fa notare che Gesù sale al cielo solo dopo aver parlato ai discepoli, solo cioè dopo che essi hanno ricevuto il Vangelo, la sua Parola. Ad essi è stata af- fidata: debbono custodirla, meditarla, annunciarla a tutti. Gesù li accompagnerà dal cielo ove sta seduto alla destra di Dio.
LO SPIRITO DI MARIA NELLA CHIESA
In questo mese di maggio, dedicato a Maria e alla devozione della recita del Rosario, la Chiesa celebra la solennità della Pentecoste che ci porta, inevitabilmente, ad allargare i confini delle nostre riflessioni. Non vi è nulla, infatti in Maria, che non sia abitato dallo Spirito Santo e non solo lo spirito o la mente, ma anche il corpo formando in lei la carne del Salvatore. Nessuno mai è stato “pieno di grazia” come lei, quindi non conosce la corruzione del peccato, né la morte, perché in lei, la vittoria del Risorto è già stata compiuta. Affidiamoci quindi a lei, piena di Spirito Santo e insieme alla Proclamazione della Parola, ai Sacramenti e soprattutto all’Eucaristia, le parole e i segni saranno efficaci ed operanti per la gloria della Chiesa di Dio, nostra Madre.
SEGNI
- Rosario: come poteva mancare in questo mese di maggio, dedicato alla nostra Mamma Celeste, il Santo Rosario? Questa dolce catena, frutto della de- vozione popolare, ci annoda mirabilmente a Maria.
- Le rose: in questo mese la natura nel suo pieno splendore, ci regala le rose, da sempre legate al culto della Vergine Maria che ne rappresenta il boccio- lo più bello.
- Le candele: queste candele accese, simbolo del fuoco della Pentecoste, che con i suoi ineffabili doni, illumina e cambia i cuori degli uomini.
- Immagine di Gesù con la sua mamma: Maria è simbolo per eccellenza di tutte le mamme del mondo, che in questo mese speciale, festeggiamo.
