1 venerdi del mese: libricino di marzo 2023

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Gesù e la samaritana al pozzo

1° venerdì del mese 03/03/2023 Adorazione del Santissimo Sacramento

Non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore” (Mt. 4,17). Queste poche parole delineano tutto il nostro cammino quaresimale: Non indurire il cuore. Un cristiano che ha il cuore indurito non è cristiano. Per non indurire il cuore, dice Gesù, è necessario ascoltare la voce del Signore. Si ascolta bene nel silenzio, il silenzio riconquistato dentro e fuori di noi. Il chiasso che ogni giorno sopportiamo, ci porta lontano, ci disorienta, ci indurisce il cuore appunto. Imparare ad ascoltare il suono del silenzio significa donare vitalità al nostro cuore, elasticità, significa ritrovare forza e coraggio nel dono e nel servizio. Infatti il silenzio ha la funzione di dare il giusto ritmo al dialogo con Dio, che chiede ascolto attento della Sua Parola e risposte concrete da dire e da dare con la vita. E’ nel silenzio che troviamo la lucidità per mettere da parte le parole “seconde”, le nostre, rispetto alla parola “prima” che è solo di Dio. Tutto questo, suggerisce il Vangelo, va vissuto nel segreto, perché lo veda solo il Padre. Che il cammino quaresimale possa essere davvero un trampolino che ci porta a vivere il passaggio pasquale nella gioia vera.

SIAMO VENUTI AD ADORARLO

In questo tempo di grazia che è la Quaresima, il Signore ci viene incontro con l’invito alla conversione, per introdurci ad una più piena comunione col Padre ricco di amore e di perdono. “Accostiamoci dunque con fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia, trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno”. Ed è per questo che siamo qui riuniti per incontrare il Signore, realmente presente nel Pane Eucaristico. Egli, il Dio della Vita, si è fatto uomo ed ha assunto la morte sulla croce perché anche noi avessimo vita in abbondanza. Lo accogliamo, consapevoli che la nostra vita personale, fatta di grandi e piccole cose, di gioie e anche di sofferenze, di possibilità e di limiti, è un dono di Dio. Lo accogliamo con la consapevolezza che siamo “chiamati alla vita”, ad una vita piena, che si dona agli altri e che si fa pane spezzato per il mondo.

TI RINGRAZIO DIO

Ti ringrazio Dio per la straordinaria grazia di poter stare di fronte a Te.

Grazie per avermi mandato lo Spirito Santo e di avermi colmato con ogni suo dono.
Grazie per l’amore, la gioia, la pace e la bontà. Grazie perché non ti stanchi mai di perdonarmi e stai sempre sulla porta, a braccia aperte, pronto a riaccogliermi.
Grazie di avermi dato il coraggio per poterti pregare nel bisogno.
Grazie per la grazia di poterti ascoltare e crescere nella fede in Te, insieme a chi incontro lungo le strade della mia esistenza.
Grazie per il tuo disegno su di me e grazie perché mi aiuti a disegnare la mia vita con Te.Grazie per tutti i tuoi doni, in particolare per il dono d’amore che allontana da me ogni paura. Ti ringrazio per il tuo amore incondizionato, perché non mi hai dimenticato e abbandonato.
Ti ringrazio perché vegli su ogni attimo della mia vita: i momenti di gioia e di difficoltà.
Ti adoro Gesù e ti ringrazio, perché io posso stare con Te e rivolgerti questa preghiera, Amen

SALMO 130 (129)

INNO AL PERDONO DIVINO

Dal profondo a te grido, o Signore, Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono, così avremo il tuo timore.
Io spero, Signore. Spera l’anima mia, attendo la tua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all’aurora. Più che le sentinelle l’aurora.
Israele attenda il Signore,perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

DOPO AVER ASCOLTATO IL SALMO, MEDITIAMOLO NEL SILENZIO CON L’AIUTO DEL COMMENTO SEGUENTE:

Amato dalla tradizione ebraica e da quella cristiana, il salmo è entrato nella collezione dei salmi penitenziali ed è il più conosciuto e utilizzato. Come il profeta Giona, ricacciato nel profondo del mare, sperimenta la forza dell’abisso profondo quanto la morte e la terribile lontananza da Dio, così anche il credente di fronte al Signore conosce l’abisso del peccato che lo ha allontanato dal suo Signore fino a fargli provare l’angoscia di questa separazione. Ma nessun peccato, per quanto grave sia, è in grado di separare definitivamente l’uomo da Dio, se l’uomo riconosce la sua situazione e alza il suo grido e la sua supplica al Signore. Qui sta la bellezza e la forza della vita del credente: ovunque e in qualunque momento è possibile alzare la propria voce a Dio. Il credente sa che solo in una coscienza umile, che riconosce la forza del male e il suo potere di attrazione, rivolgendosi a Dio può trovare quella libertà e quella gioia che vengono dal perdono. Abbiamo tutti bisogno di essere perdonati, come abbiamo bisogno di perdonare. Il perdono di Dio è senza misure. Dio non è un ragioniere calcolatore, pronto a punire, anche se nessuno può sfuggire al suo giudizio. Per questo chi ha coscienza del suo peccato sa cercare e aspettare il Signore. La sua attesa si unisce a quella della comunità, che nella preghiera si rivolge a Dio certa della misericordia e del perdono che vengono da Lui.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (4, 5-42)

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio:qui c’era un pozzo di Giacobbe, Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acquea. Le dice Gesù: « Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: « Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei in- fatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde. « Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna. «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da do- ve prendi dunque quest’acqua viva?Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: « Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli dice la donna, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: « So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: « Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città cedettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più cedettero per la sua parola e alla donna dicevano:« Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

A QUESTO PUNTO DELL’ADORAZIONE, DOPO LA LETTURA DEL VANGELO DI GIOVANNI, INVITIAMO LA NOSTRA ASSEMBLEA A LEGGERE IN SILENZIO LA MEDITAZIONE CHE SEGUE E A RIFLETTERE NEL NOSTRO CUORE QUELLO CHE GESU’ EUCARISTIA VUOLE DIRE A CIASCUNO DI NOI:

In questa terra, come in ciascuno di noi, c’è un “pozzo”, un luogo di vita e di relazioni sociali, lo spazio che elargisce ciò che è fondamentale per vivere: l’acqua. Dal pozzo si raccoglie l’acqua, fonte principale di vita, simbolo di profondità, e di freschezza: si “pesca” l’amo- re. Tutti noi, con la donna Samaritana, siamo continuamente in cammino verso quel pozzo. Assetati dell’amore che dà pienezza alla vita, ci troviamo ai piedi di molti pozzi che non sono in grado di darcela. Proprio seduto li incontriamo Gesù, come a dirci: “Sono io l’acqua che cerchi, sono io il marito che ti corteggia, lo sposo di cui hai nostalgia, colui che ti ama gratuitamente e che può dare pienezza alla tua vita. In una parola “ l’acqua viva”. L’incontro avviene all’ora sesta, la più calda del giorno, in cui si ha maggiore consapevolezza del- la sete ed è anche quella in cui si è certi di non incontrare nessuno. Ma l’ora sesta è anche l’ora di Gesù, del suo amore sulla croce che raggiunge la vergogna più profonda di noi stessi e dei nostri cammini tortuosi per cercare l’acqua. Possiamo chiederci: dove e in quali mo- di abbiamo cercato l’acqua per dissetarci? Attraverso quali relazioni, situazioni, sogni e progetti? Forse, qualche volta abbiamo cercato l’acqua in qualche “pozzanghera”, dimenticandoci del pozzo e della profondità dell’amore di Dio, buttandoci in relazioni superficiali, amori facili che non richiedevano troppo impegno,accontentandoci, o forse illudendoci, che quell’acqua fosse buona e ci togliesse la sete. Forse ci era sembrata desiderabile, perché era l’unica visibile, l’unica a portata di mano, immediata e gratuita; ma probabilmente, nel tempo, ci siamo accorti che non aveva un buon sapore. Al pozzo, Gesù si presenta assetato di noi e come dono per noi, unico capace di estinguere per sempre la nostra sete: “Se tu conoscessi quel dono…!”. Il segreto della pienezza è conoscere questo dono, conoscere Gesù, immergersi in Lui e, al contempo, lasciarsi prendere, concedersi a Lui in una intimità gratuita capace di dissetare la vita. L’amicizia con Gesù non ha prezzo e non si trova in superficie: è un regalo, eppure è da chiedere. Gesù non si impone mai, si propone come la soluzione radicale a ogni nostra sete e ci lascia la responsabilità di giocarci con lui e per Lui.

PREGHIERE DEI FEDELI

Preghiamo insieme de diciamo Ascoltaci o Signore!

  • Signore, dona lo Spirito a quanti si mettono a servizio dell’an- nuncio del Vangelo, soprattutto in questo tempo di Quaresima. Noi ti preghiamo.
  • Signore Gesù, che hai vinto le tentazioni nel deserto, rendici vigilanti nelle tentazioni del cuore, della mente, delle azioni. Noi ti preghiamo.
  • Signore, donaci la grazia di vincere il male con la preghiera, con i sacramenti e le opere buone. Noi ti preghiamo.
  • Signore Gesù, in questo tempo di Quaresima, fa che mettiamo al primo posto, la formazione e il discernimento spirituale, sia a livello personale, che comunitario. Noi ti preghiamo.
  • Oh Glorioso San Giuseppe, proteggi con la tua paterna custodia le nostre famiglie: continua dal cielo la tua premurosa protezio- ne per la Chiesa e il popolo di Dio. Noi ti preghiamo.

INCONTRARE NEL PROSSIMO IL CRISTO SOFFERENTE

Il lavoro domestico è un lavoro quotidiano spesso sottovalutato e invisibile anche per gli stessi membri della famiglia. E’ un’attività di routine che richiede cura, tempo e fatica alla persona che la svolge. Quasi sempre questo lavoro viene svolto dalle donne: mamme, figlie, sorelle, oppure da persone assunte con il ruolo di collaboratrici do- mestiche o badanti, che con il tempo diventano parte della famiglia. Anche se è un lavoro retribuito, le badanti si prendono cura ogni giorno degli anziani spesso non più autosufficienti e in mezzo alla fatica sia fisica che psicologica e questo può far nascere un nuovo legame affettivo autentico e sincero. E’ una strada privilegiata per la santità: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 34-36). L’eredità del Regno preparato per chi si prende cura degli altri fin dalla fondazione del mondo. È questa la grande promessa, il grande scenario dell’aldilà per coloro che si occupano dei più piccoli e fragili e per loro fanno cose concrete. Questi piccoli gesti quotidiani di accadimento, a volte talmente scontati da risultare non percepibili, ma che esistono e fanno la differenza agli occhi di Dio. Quando il prossimo diventa invece Cristo Gesù, allora la ricchezza, il benessere e la gioia non serve cercarli altrove, sono in casa o vicino a noi e attendono di darci un’occasione per assaggiare il Paradiso. Le persone che assistono un anziano possono avere momenti di stanchezza, di solitudine e di svuotamento: è doloroso vedere una persona cara spegnersi lentamente come una candela, non rispondere agli stimoli, dimenticare i volti più cari e vivere un calo lento e inesorabile. E’ per loro la nostra preghiera: che possano vedere in quell’anziano padre, zio e in quella mamma, una volta così energica e ora così piccina e indifesa Gesù sofferente, Gesù bambino bisognoso di ogni tipo di cura. Don Tonino Bello parlando di una “Chiesa del grembiule”, piegata ai piedi dei più sofferenti, dice che nella nostra attuale società sono proprio le persone non autosufficienti, quelli per i quali è troppo difficile la cura di ogni giorno e che facilmente vengono “delegati” alle mani di terzi. Che Dio benedica il lavoro incessante, umile e silenzioso di tutti coloro che lavorano per sostenere la famiglia.

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE ( PAOLO VI)

San Giuseppe, Patrono della Chiesa, Tu che accanto al Verbo Incarnato, lavorasti ogni giorno  per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;
Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;
Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini,  ma grandissima davanti a Dio,  guarda all’immensa famiglia che ti è affidata.
Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, proteggi i lavoratori nella loro dura esperienza quotidiana, difendendoli dallo scoraggiamento, dalla rivolta negatrice, come dalle tentazioni dell’edonismo; prega per i poveri, che continuano in terra la povertà di Cristo, suscitando per essi le continue provvidenze dei loro fratelli più dotati e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze: per il bene dell’umanità, per la missione della Chiesa, per la gloria della Trinità Santissima.

Amen